Pagina in aggiornamento



(1) 10 agosto 2013 Viso Mozzo 3015m. (2) 9 agosto 2013 Rifugio Quintino Sella 2600m. (3) 10 agosto 2013 Lago Fiorenza 2115m


31 agosto 2013: (1,2,3)  Via ferrata che dal Colour del porco 2920m si raggiunge  il Rifugio Giacoletti 2741m.   


31 agosto 2013: (1,2) Canalino di ascesa  per il raggiungimento del Colour del porco 2920m. (3) Coulor del porco 2920m.  


31 agosto 2013: (1) Punta Udine 3022m. (2) Palino per la Punta Udine. (3) Bivacco Venezia nelle vicinanze del Colour del porco.  


31 agosto 2013: (1) tratto impegnativo per la Punta Venezia 3095m. (2) Punta Venezia 3095m. (3) Bivacco Venezia nella nebbia. 


31 agosto 2013: (1) Rifugio du Viso  2460m (F). (2) Colour del porco 2920m. (3) Rifugio Giacoletti 2741m. 


7 maggio 2017: (1) panoramica sul Monviso da Punta Ostanetta 2385m. (2) Punta Ostanetta  e Rumella (EE). (3) Punta Razil 2370m


1 luglio 2018: (1) Salita a Punta Ostanetta 2385m. (2) Viola calcarata, un giardino tra i monti. (3) Croce Ansata. 


8 settembre 2018:  L’itinerario percorre lo storico “Sentiero del Postino”, nato per collegare le vecchie caserme militari delle Traversette e del Losas.    Escursionisti con un minimo di esperienza alpinistica potranno affrontare  il sentiero attrezzato con corde fisse, che permette di raggiungere direttamente al Rifugio Vitale Giacoletto 2741m.


8 settembre 2018:  Rifugio Vitale Giacoletti 2741m 

Si trova sul colle del Losas, di fronte alla maestosa parete nord del Monviso, e più precisamente sotto la cresta est della Punta Udine. È una costruzione in muratura di pietrame a due piani, con copertura metallica. È dotato di impianto elettrico alimentato da pannelli fotovoltaici integrati da un gruppo elettrogeno, è inoltre dotato di docce e servizi igienici. Offre servizio alberghetto, bar e ristorante.Dal 2007 il rifugio è dotato di collegamento Internet satellitare, realizzato dalla Regione Piemonte nell'ambito del programma Wi-Pie. È stata anche installata una webcam che, nel periodo di apertura, permette di avere una visuale aggiornata ogni 5 minuti sul versante Nord del Monviso e sul Colle dei Viso.

l rifugio utilizza i locali di una ex caserma della Guardia di finanza (Ricovero del Coulour del Porco), inaugurata nel 1939 ed abbandonata nel 1943, che nel 1950 venne concessa in usufrutto alla sezione di Saluzzo del CAI, che nel 1952 la affidava alla sezione di Barge. Il rifugio, inizialmente denominato rifugio del Losas, fu poi modificato nel 1961 e dedicato a Vitale Giacoletti (1923-1955), alpinista, fondatore della sezione di Barge del Club Alpino Italiano e morto tragicamente in una scalata sul Cervino. A fine anni '60 il terreno su cui sorge il rifugio (originariamente di proprietà del Comune di Crissolo) ed il fabbricato stesso (ancora di proprietà militare) furono donati alla sezione CAI di Barge; nel 1970-71 il rifugio venne ampliato fino ad assumere la configurazione attuale.


21 ottobre 2018: (1) Monte Froland 2738m. (2) seconda croce del Monte Frioland. (3) Panoramica sul Monte Briccas 2426m e al Colle delle Porte 2262. dalla cima del Frioland. 


21 ottobre 2018: (1) in cima al Monte Briccas 2426m.  (2) Panoramica sul Monviso dal Briccas. (3)Monte Briccas 2426m. 


(1) Phyteuma sieberi, [Raponzolo di Sieber]. (2)  Paradisea liliastrum [Giglio di San Bruno]. (3) Viola biflora.


(1) 9 febbraio 2019 Monte Tivoli 1791m (Bric Arpiol).   (2) 22 febbraio 2020 Rifugio Aquila Nera 1855m. (3) Monte Croce del Bulè 1827m


27 luglio 2019: (1) Pannello  (2) Rifugio ASlpetto 2268m. (3) Lago Alpetto 2238m.


30 settembre 2019:  (1) ingresso Buco di Viso 2880m lato italiano.  (2) interno galleria lunga circa 75 metri.  (3) ingresso Buco di Viso lato francese. 


(1) 30 settembre 2019: Monte Meidassa 3105m. (2) Colle delle Traversette 2950m. (3) 10 settembre 2018: Colle delle Traversette 2950m.


SALAMANDRA  LANZAI

Salamandra Lanzai02jpg

La Salamandra di Lanza, Salamandra lanzai, dal nome dallo scienziato fiorentino Benedetto Lanza, è stata scoperta nel 1988 alle pendici del Monviso sul Pian del Re; si tratta di un piccolo anfibio dalla luminosa livrea nera, vertebrato terrestre endemico dell’arco alpino. Molto simile alla salamandra nera (Salamandra atra), ne differisce morfologicamente per la maggiore lunghezza, la forma del capo e l’estremità della coda, che è arrotondata.

La Salamandra lanzai vive esclusivamente nelle Alpi Cozie (Val Pellice, Val Po, Val Germanasca e parco del Queyras): il suo areale di diffusione risulta quindi assai circoscritto, non per nulla questa specie è considerata il Salamandride più raro d’Italia.

La Salamandra lanzai abita le praterie alpine tra i 1.500 e i 2.500 metri di quota, preferibilmente vicino ai ruscelli, ma la sua sopravvivenza non è strettamente legata all’acqua. Ha sviluppato particolari adattamenti fisiologici e comportamentali alla media ed alta quota, quali un ridotto metabolismo e un periodo di attività limitato a circa tre mesi l’anno. In inverno, quando la temperatura esterna scende sotto i 6 gradi, si rifugia sotto terra, dove vive in cunicoli o cavità, in uno stato di attività rallentata definita “latenza”. Da maggio a ottobre esce all’aperto e si riproduce; dopo 2 anni di gestazione mette al mondo da uno a sei piccoli già perfettamente formati, che non necessitano di un periodo di sviluppo in acqua: a differenza della quasi totalità delle altre specie di anfibi che depongono uova o piccole larve, la Salamandra lanzai è infatti vivipara. La longevità è eccezionale e sembra superare i 22 anni.

Ha costumi crepuscolari e notturni, e la sua pelle delicatissima non le permette di sopportare l’esposizione diretta ai raggi solari. Si nutre di lumache, piccole chiocciole, ragni e insetti anche acquatici. Non ha praticamente predatori, in quanto il liquido secreto dalla sua pelle è tossico e i soli animali che si cibano delle sue carni sono i gracchi corallini o alpini, che la scuoiano prima di nutrirsene.

Inserita dalla Direttiva Habitat tra le specie di particolare interesse comunitario e protetta anche dalla Convenzione di Berna sulla fauna selvatica, le minacce alla sua sopravvivenza sono legate in particolare all’alterazione del suo habitat naturale.


Per gli amanti di adrenalina il Rafting è un'esperienza indimenticabile alla portata di tutti, che offre relax a contatto con la natura circostante. La discesa fluviale si svolge su un particolare gommone inaffondabile e autosvuotante, l'equipaggio composto da 4-8 persone governa in parte l'imbarcazione tra le rapide grazie alle pagaie, e alle spiegazione impartite da dall’ istruttore accompagnatore ( Maestro di Canoa, e Kayak , e Guida F.I. Raft ), mentre per la sicurezza sono previsti: muta in neoprene, giubbotto ad alto galleggiamento e casco.

Fin dal passato si hanno riscontri di imbarcazioni che risalgono addirittura ai tempi dei babilonesi. Il rafting moderno affonda le sue origini in un periodo decisamente più recente, immediatamente alla seconda guerra mondiale, dove a bordo di poco più che semplici canotti i più temerari affrontavano i grandi fiumi americani. Giunto in Europa nei primi anni ottanta impiega poco tempo a trovare campo fertile, espandendosi anche in Italia fino alla nascita dell'associazione italiana rafting.

La discesa su questi gommoni non è infatti un attività particolarmente rischiosa, anche grazie alle conoscenze tecniche che le guide devono acquisire prima di poter discendere il fiume. Il rafting è alla portata di tutti, rimane comunque un requisito esenziale saper nuotare, aver un buon approccio con l'acqua e la voglia di divertirsi.


16 gennaio 2020: (1) in Cima al Monte Granè 2314m. (2) Ciaspolata al Monte Granè 2314m. (3) Panorama sulla catena del Monviso.



Non è consentito utilizzare, anche parzialmente, le pagine, i testi e le immagini contenute nel sito web senza l’espressa e preventiva autorizzazione da parte dell’autore