Salamandra Lanzai02jpgLa Salamandra di Lanza, Salamandra lanzai, dal nome dallo scienziato fiorentino Benedetto Lanza, è stata scoperta nel 1988 alle pendici del Monviso sul Pian del Re; si tratta di un piccolo anfibio dalla luminosa livrea nera, vertebrato terrestre endemico dell’arco alpino. Molto simile alla salamandra nera (Salamandra atra), ne differisce morfologicamente per la maggiore lunghezza, la forma del capo e l’estremità della coda, che è arrotondata.

La Salamandra lanzai vive esclusivamente nelle Alpi Cozie (Val Pellice, Val Po, Val Germanasca e parco del Queyras): il suo areale di diffusione risulta quindi assai circoscritto, non per nulla questa specie è considerata il Salamandride più raro d’Italia.

La Salamandra lanzai abita le praterie alpine tra i 1.500 e i 2.500 metri di quota, preferibilmente vicino ai ruscelli, ma la sua sopravvivenza non è strettamente legata all’acqua. Ha sviluppato particolari adattamenti fisiologici e comportamentali alla media ed alta quota, quali un ridotto metabolismo e un periodo di attività limitato a circa tre mesi l’anno. In inverno, quando la temperatura esterna scende sotto i 6 gradi, si rifugia sotto terra, dove vive in cunicoli o cavità, in uno stato di attività rallentata definita “latenza”. Da maggio a ottobre esce all’aperto e si riproduce; dopo 2 anni di gestazione mette al mondo da uno a sei piccoli già perfettamente formati, che non necessitano di un periodo di sviluppo in acqua: a differenza della quasi totalità delle altre specie di anfibi che depongono uova o piccole larve, la Salamandra lanzai è infatti vivipara. La longevità è eccezionale e sembra superare i 22 anni.

Ha costumi crepuscolari e notturni, e la sua pelle delicatissima non le permette di sopportare l’esposizione diretta ai raggi solari. Si nutre di lumache, piccole chiocciole, ragni e insetti anche acquatici. Non ha praticamente predatori, in quanto il liquido secreto dalla sua pelle è tossico e i soli animali che si cibano delle sue carni sono i gracchi corallini o alpini, che la scuoiano prima di nutrirsene.

Inserita dalla Direttiva Habitat tra le specie di particolare interesse comunitario e protetta anche dalla Convenzione di Berna sulla fauna selvatica, le minacce alla sua sopravvivenza sono legate in particolare all’alterazione del suo habitat naturale.


Per gli amanti di adrenalina il Rafting è un'esperienza indimenticabile alla portata di tutti, che offre relax a contatto con la natura circostante. La discesa fluviale si svolge su un particolare gommone inaffondabile e autosvuotante, l'equipaggio composto da 4-8 persone governa in parte l'imbarcazione tra le rapide grazie alle pagaie, e alle spiegazione impartite da dall’ istruttore accompagnatore ( Maestro di Canoa, e Kayak , e Guida F.I. Raft ), mentre per la sicurezza sono previsti: muta in neoprene, giubbotto ad alto galleggiamento e casco.

Fin dal passato si hanno riscontri di imbarcazioni che risalgono addirittura ai tempi dei babilonesi. Il rafting moderno affonda le sue origini in un periodo decisamente più recente, immediatamente alla seconda guerra mondiale, dove a bordo di poco più che semplici canotti i più temerari affrontavano i grandi fiumi americani. Giunto in Europa nei primi anni ottanta impiega poco tempo a trovare campo fertile, espandendosi anche in Italia fino alla nascita dell'associazione italiana rafting.

La discesa su questi gommoni non è infatti un attività particolarmente rischiosa, anche grazie alle conoscenze tecniche che le guide devono acquisire prima di poter discendere il fiume. Il rafting è alla portata di tutti, rimane comunque un requisito esenziale saper nuotare, aver un buon approccio con l'acqua e la voglia di divertirsi.



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